Empori sociali. I mille volti di una rete territoriale in cui solidarietà fa rima con autonomia, inclusione, bellezza

Si è svolto oggi, 14 giugno, a Roma il convegno della Caritas per fare il punto dei primi 10 anni degli empori della solidarietà, 122 su tutto il territorio nazionale, tra crisi, Rei e legge antisprechi

Gli empori della solidarietà compiono 10 anni e fanno il punto, tra bilanci e prospettive, di una rete territoriale chiamata, di fronte alle novità introdotte dal Rei e dalla legge antisprechi (166/2016), ad attivarsi contestualmente sul fronte della lotta alla povertà e allo spreco. Era il 13 febbraio 2008 quando nella capitale, all’interno della Cittadella della Carità “Santa Giacinta”, aprì i battenti l’emporio della Caritas di Roma – 500 metri quadrati, casse automatizzate, carrelli, scaffali, insegne da vero supermercato – dove le famiglie in difficoltà potevano acquisire gratuitamente generi alimentari. Un’esperienza pilota dalla quale è gradualmente nata una rete diffusa sul territorio che oggi conta 122 empori solidali in tutte le regioni del Paese, 90 dei quali promossi dalle Caritas diocesane in 66 Chiese locali, gli altri da diverse realtà, per un totale di 83.760 assistiti, ma potrebbe trattarsi di dati non definitivi perché il monitoraggio è ancora in corso. Lo spiega don Marco Pagniello, direttore Caritas diocesana di Pescara-Penne e responsabile dell’emporio locale, uno dei primi dopo Roma, stilando un bilancio dell’esperienza nazionale al convegno “I 10 anni degli empori in Italia. Comunità solidali negli anni della crisi”, promosso oggi, 14 giugno, nella capitale da Caritas italiana e Caritas diocesana di Roma, in occasione del decimo compleanno dell’emporio romano che ha fatto da apripista.

Per don Francesco Soddu, direttore Caritas italiana, gli empori “non vanno visti come una soluzione miracolistica, ma come un segno di accoglienza di famiglie colpite da un impoverimento spesso repentino e inaspettato”. Tramite una tessera a scalare su cui viene caricato un budget punti periodico – solitamente mensile – attribuito in base ai bisogni, i beneficiari possono scegliere di persona i prodotti che preferiscono. Per questo mons. Enrico Feroci, direttore Caritas diocesana di Roma, sostiene: “In questi dieci anni abbiamo ridato dignità ai poveri”. A parlare sono i numeri: negli empori della capitale – ad oggi quattro ma presto saranno cinque – sono state distribuite 8.910 tessere per sostenere altrettante famiglie per un totale di 29 mila persone. Sono 1.846 le tessere “infanzia” con le quali i nuclei con piccoli fino a due anni possono ritirare anche latte in polvere, pannolini e tutto ciò che è necessario per un bebé . Quasi cinque milioni il valore complessivo, al prezzo di fabbrica, dei beni corrisposti.

E in un’Italia sempre più povera, dove secondo Linda Laura Sabbadini (Istat-Dipartimento politiche sociali statistica sociale), non si è investito in politiche sociali e in mancanza di azioni tempestive ed efficaci “la situazione sta diventando socialmente insostenibile”,

occorre “dare priorità agli ultimi, da subito e con decisione”.

Come fa la Caritas con il suo network. Oltre a farsi carico della persona in un periodo di temporanea difficoltà verso un traguardo di autonomia e inclusione, l’emporio “permette di educare la comunità ecclesiale e civile all’attenzione, alla solidarietà e alla prossimità”, afferma ancora don Pagniello.

Sul territorio. A Caltanissetta solidarietà fa rima con bellezza. Nell’emporio nato a settembre 2017 e di cui è responsabile Giuseppe Paluzzo viene curato ogni particolare, è previsto uno spazio giochi per i bambini e c’è perfino una boutique con un angolo nel quale si trovano appesi splendidi abiti da sposa. Per Paluzzo, intervenuto al convegno,

“la bellezza è il primo passo per restituire dignità ai poveri”.

L’emporio di Rimini è nato nel giungo 2016. Per avviarlo, spiega la responsabile Alessandra Romersa, è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra istituzioni pubbliche – fra le quali Prefettura e Comune di Rimini, Usl Romagna e tutti i Comuni del Distretto – e le sei associazioni che si occupano di contrasto alla povertà. Capofila la Caritas diocesana che coordina le 25 Caritas parrocchiali presenti sul territorio. In un anno ha sostenuto 475 famiglie per un totale di 1.883 persone di cui 660 minori. Nella regione sono tuttavia 18 gli empori solidali attivi, con 3 mila famiglie aiutate (circa 9 mila persone) e 600 volontari coinvolti. Nel 2012, racconta da parte sua Carlo Croce, romano residente da più di 20 anni a Verona e responsabile dell’emporio cittadino, la Regione Veneto ha istituito un Tavolo per la gestione delle eccedenze alimentari e ha chiesto la presenza, fra gli altri, della Caritas scaligera. “In quel contesto sono stati presentati il progetto-emporio e alcune lineee guida. Progetto riconosciuto valido dalla Regione che con una legge del gennaio 2017 ha stanziato 400 mila euro spalmati sul territorio per incentivare e sostenere la diffusione degli empori della solidarietà nelle diverse province”. Ad oggi sono in totale 12.

La solidarietà spesa bene” è lo slogan dell’emporio avviato nel 2014 dalla Caritas di Forlì-Bertinoro e dal Comitato per la lotta contro la fame nel mondo. A Milano la Caritas sostiene sette empori, la Fondazione Cariplo altri due. A Pinerolo (Torino) l’emporio è frutto della collaborazione Caritas – Tavola valdese, mentre quello di Oria (Brindisi), inaugurato nel 2016, in un anno e mezzo ha sostenuto 250 famiglie. Gli scaffali, spiega il direttore della Caritas diocesana Alessandro Mayer, si riempiono anche grazie alla raccolta “Porta a porta” effettuata da gruppi di giovani volontari.

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