Belgio: vescovi in visita alle famiglie di profughi accolti nelle diocesi

Visita dei vescovi belgi alle famiglie accolte nelle diocesi del Paese, provenienti da Siria, Sudan, Afghanistan, Iraq e Somalia. Così domenica 14 gennaio, la Chiesa belga celebrerà la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il Belgio è il terzo Paese europeo - dopo Italia e Francia - ad aver aderito al progetto ecumenico dei "corridoi umanitari". I primi arrivi in dicembre: giungeranno in tutto 150 profughi siriani dai campi turchi e libanesi

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Non sono numeri. Sono volti di uomini, donne e bambini, stralci di storie incredibili, brandelli di vita che attendono di ricomporsi. Nel giorno in cui la Chiesa cattolica celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, i vescovi del Belgio hanno deciso di bussare alle porte di queste famiglie per dare appunto un volto alla solidarietà. Certo, ci saranno come sempre iniziative, messaggi e celebrazioni dedicate nelle maggiori cattedrali del Paese, ma quest’anno per la domenica del “migrante”, ogni vescovo ha scelto una famiglia e andrà a farle visita. Molte, ovviamente, hanno chiesto di rimanere nell’anonimato.

Card. Jozef De Kesel

Il cardinale Jozef De Kesel, arcivescovo di Malines-Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale belga, farà visita ai migranti e rifugiati accolti a Malines. “Con questa visita – spiega al Sir Geert De Kerpel, portavoce del cardinale e della Conferenza episcopale – i vescovi vogliono ancora una volta esprimere la loro preoccupazione per la sorte di queste persone, incoraggiarli ed esprimere la loro gratitudine per gli sforzi d’integrazione che stanno compiendo così come per l’impegno, talvolta nascosto, che tanti cittadini si sono presi per accompagnare questi nuovi arrivi”. Il cardinale incontrerà famiglie di rifugiati provenienti da Siria, Sudan, Afghanistan, Iraq e Somalia. A Bruxelles, mons. Jean Kockerols renderà visita ad una famiglia accolta a Woluwe-Saint-Lambert. Il vescovo di Tournai, mons. Guy Harpigny sarà ospite della famiglia Sharifi, richiedenti asilo afgani, e lo stesso faranno anche il vescovo di Namur, mons. Rémy Vancottem, e i vescovi di Anversa, Bruges, Gand e Hasselt.

“Quasi ogni giorno – osserva il vescovo di Tournai, monsignor Guy Harpigny – i media ci mostrano la tristezza di coloro che attraversano il Mediterraneo, l’orrore di chi è venduto come schiavo in Libia, la perdita di speranza di chi arriva dal Medio Oriente e di chi percorre le diverse strade della Grecia e dell’Europa centrale. Tra noi ci sono richiedenti asilo, rifugiati e migranti. Molti attendono di poter arrivare in Inghilterra. Manifestiamo loro la nostra solidarietà, lasciandoci informare con obiettività sulle statistiche, le cause delle migrazioni, le reti di accoglienza e la legislazione vigente nello Stato belga”.

Il portavoce del cardinale De Kesel ricorda che il 22 novembre scorso, la Chiesa cattolica del Belgio ha firmato con i culti religiosi riconosciuti nel Paese (cattolici, protestanti, ortodossi, ebrei e musulmani), un accordo con il governo per aprire un corridoio umanitario a 150 rifugiati provenienti dai campi turchi e libanesi. Il primo arrivo – tre famiglie dalla Siria – è stato il 22 dicembre. Riuniti nella piattaforma “Toghether in peace” sotto l’egida della Comunità di Sant’Egidio, ogni culto si farà carico dell’accoglienza di un certo numero di profughi. “Le diocesi cattoliche – fa sapere De Kerpel – accoglieranno 100 rifugiati e per la realizzazione del progetto, in tutte le diocesi del Belgio, è stata realizzata una raccolta fondi durante le celebrazioni natalizie che saranno devolute alle situazioni più vulnerabili: famiglie di migranti con bambini, persone anziane, portatori di handicap e problemi di salute”.

Dopo la Francia, è dunque il Belgio ad aver aderito all’iniziativa ecumenica avviata due anni fa in Italia con la firma del primo accordo con lo Stato italiano per la realizzazione dei corridoi umanitari. Le centocinquanta persone, in arrivo nei prossimi mesi in Belgio, vanno ad aggiungersi alle 3mila stabilite in due anni da diversi accordi, in Italia con Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche e Tavola Valdese (mille profughi già arrivati), con la Cei (dall’Etiopia) e, in Francia, con Conferenza episcopale francese, associazioni cattoliche e Chiese protestanti. Le esperienze realizzate in Italia, Francia e Belgio stanno facendo emergere nei corridoi umanitari “un modello europeo” di accoglienza e integrazione che sta offrendo soluzioni concrete per la gestione di un fenomeno così complesso come quello dell’immigrazione.

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