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GmG 2008
Anno Paolino
Il Papa e la CEI
Attualità
da Lunedi 31 Agosto 2009 a Domenica 06 Settembre 2009
Mercoledi 02 Settembre 2009
DINO BOFFO - No alla barbarie
Solidarietà al direttore di Avvenire
"L'attacco che è stato fatto al dott. Boffo direttore di Avvenire è un fatto disgustoso e molto grave". Lo ha detto l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, il 29 agosto, prima di celebrare la messa per la festa del santuario della Madonna della Guardia, in riferimento all'attacco rivolto al direttore di "Avvenire" da "Il Giornale", diretto da Vittorio Feltri. "Rinnovo al dott. Boffo tutta la stima e la fiducia mia personale e quella di tutti i vescovi italiani e delle comunità cristiane", ha aggiunto il card. Bagnasco. Il giorno precedente, l'Ufficio per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana aveva diffuso questo comunicato: "In merito alle accuse sollevate oggi da un quotidiano, si intende confermare piena fiducia al dott. Dino Boffo, direttore di Avvenire, giornale da lui guidato con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza".

Spazzatura. Sulla questione è intervenuto anche mons. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e fino a pochi mesi fa segretario generale della Cei: "Quale sia la mia stima e fiducia nei confronti del dottor Boffo - ha dichiarato - lo mostra la collaborazione con lui instaurata negli anni del mio servizio alla Cei. Quanto ai fogli anonimi che circolano in questi giorni, assurti al rango di informativa, li ho sempre ritenuti - come ogni missiva anonima - degni del cestino della spazzatura, quella spazzatura da cui provengono e devono tornare".

"Killeraggio giornalistico". Il 28 agosto, giorno dell'attacco da parte de "Il Giornale", Dino Boffo ha risposto con un comunicato: "La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale" riguardo "alla mia vita personale. Evidentemente «Il Giornale» di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro, sul quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie".
"Sia chiaro - ha proseguito Boffo - che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro". Su "Avvenire" di domenica 30 agosto, Boffo sottolinea come il "fantomatico documento" a cui si riferisce Feltri sia una vera "sòla". Infatti, spulciando riga per riga si può "controbattere, e far emergere di quel testo anzitutto l'implausibilità tecnica, poi magari quella sostanziale. Lo faremo, se necessario. Fin d'ora però, a me non interessa polemizzare istericamente con Feltri, per allertare invece l'opinione pubblica su qualche altra porcata che puntualmente verrà fuori, e che magari Feltri stesso ha «prudentemente» tenuto per un eventuale secondo tempo. Poi, si sa, una perla cattiva attira l'altra, come le ciliegie". Dunque, il documento sbandierato da "Il Giornale", per Boffo, è "una patacca che, con un minimo appiglio, monta una situazione fantasiosa, fantastica, criminale".

Chiara intimidazione. "Il plateale e ripugnante attacco a Dino Boffo sulla prima pagina de Il Giornale di oggi - recita un comunicato del Cdr di Avvenire, diffuso il 28 agosto - è una chiara intimidazione al direttore di Avvenire e a tutta la redazione del quotidiano. A cui Vittorio Feltri e il suo editore non perdonano l'indipendenza di giudizio e il richiamo ai valori cristiani espressi in questi mesi. Un attacco personale al direttore di Avvenire ma anche un attacco alla libertà di pensiero e di stampa: esprimendo piena e affettuosa solidarietà a Dino Boffo, la redazione tutta assicura che proseguirà come al solito nel proprio lavoro di informazione puntuale dei lettori esercitando sempre e comunque il diritto di critica oltre a quello di cronaca". Con altrettanta fermezza si è pronunciata la redazione della tv "Sat2000" diretta dallo stesso Dino Boffo.

Tanta solidarietà. Sempre il 28 agosto, Sir e Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici, che riunisce oltre 190 settimanali diocesani) hanno diffuso un comunicato nel quale "fanno proprie le dichiarazioni dell'Ufficio comunicazioni sociali della Cei e del Comitato di redazione (Cdr) di Avvenire ed esprimono piena solidarietà e immutata fiducia nel direttore del quotidiano d'ispirazione cattolica. Ciò anche alla luce di quanto egli ha oggi scritto denunciando con fermezza il killeraggio giornalistico de Il Giornale". Hanno espresso solidarietà al direttore di "Avvenire", condannando l'attacco a lui rivolto da "Il Giornale", molti esponenti della politica, di tutti gli schieramenti, e dell'associazionismo e tantissimi lettori.

"Lezione di stile". Sir e Fisc si sono anche soffermati sulla risposta di Boffo a Feltri, in una nota che pubblichiamo integralmente: "Dopo l'attacco de Il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire, un fatto che il card. Angelo Bagnasco ha definito «disgustoso e molto grave», dal quotidiano di ispirazione cattolica e da chi lo firma, Dino Boffo, è venuta una lezione di stile professionale. Il 29 agosto, due comunicati brevi e inequivocabili sono stati la risposta sobria, ferma e dignitosa di Avvenire a chi ha scelto la via dell'intimidazione per far tacere una voce delegittimandola. Sono anni che il libero e civile confronto sociale e politico del Paese è soffocato dal fango che viene gettato su attori della vita pubblica. Non è dunque una sorpresa neppure questa di fine agosto, purtroppo. Anche se, nel caso, ad essere bersaglio è il direttore di un quotidiano.
Allo sconcerto del 28 agosto, provato davanti alla prima pagina de Il Giornale, ha fatto seguito l'indignazione perché a subire la violenza, oltre che un direttore e un giornale, sono stati coloro che considerano la professione giornalistica un servizio alla verità e al bene comune, un'attività intellettuale che ha precisi riferimenti etici.
Di «maestri» di un giornalismo spregiudicato e cinico ce ne sono stati diversi nella storia e ne vediamo non pochi anche oggi. Ma occorre chiedersi, anche all'interno della stessa categoria professionale di cui facciamo parte, quale contributo essi abbiano dato e potranno mai dare alla credibilità del giornalismo nel nostro Paese. Questa professione ha un'etica o, per lo meno, una deontologia: il «killeraggio» non ne può fare parte e i veri maestri hanno sempre insegnato che occorre evitare questa deriva per il bene della stessa professione.
Avvenire si muove nella linea, che è anche nostra, di offrire ai lettori il maggior numero di elementi attendibili e documentati perché, di fronte a pensieri e fatti, essi possano farsi un personale giudizio, libero e responsabile. Diversamente il giornalismo morirebbe e, di conseguenza, la stessa democrazia vedrebbe vacillare quella che dovrebbe essere una sua colonna portante. Non rimarremo dunque disattenti e inerti di fronte a questo rischio.
Il nostro impegno non verrà meno e la nostra voce continuerà a levarsi, come quella di Avvenire, per il bene del Paese. Chi avverte e pratica questa responsabilità ci avrà sempre al suo fianco".

"Chi diffama si cura delle smentite?". Sull'edizione del quotidiano del 1° settembre, Boffo ha dedicato le ultime tre pagine, quelle di solito riservate "al dialogo schietto e trasparente con i lettori", alla vicenda sollevata da "Il Giornale". A pagina 31, il direttore di "Avvenire" firma un breve testo dal titolo "Feltri spieghi perché dal suo Giornale è sparito il foglio B". In pagina sono pubblicate le fotografie del Certificato del casellario giudiziale e quella della cosiddetta "informativa" pubblicata, dal "Corriere della Sera", ma non da "Il Giornale". Una "lettera anonima", la definisce Boffo, che "mai avrei creduto" di dover pubblicare. Un atto che però, vista la situazione, considera "inevitabile", anche se "solo l'idea di trascriverla a me e ai miei colleghi fa ribrezzo". "Bisogna - aggiunge subito dopo il direttore - che i lettori di Avvenire sappiano che cosa è in realtà la 'sentenza giudiziaria' maneggiata come un manganello" da Feltri: "Uno sconclusionato e sgrammaticato distillato di falsità e di puro veleno costruito a tavolino per diffamare". "Ma i fatti già parlano: un gip ha fatto chiarezza, confermando ufficialmente che non c'è alcun riferimento a «inclinazioni sessuali» tra gli atti giudiziari di Terni. Ma chi diffama si cura delle smentite?".

Santa Sede-Cei. Sempre il 1° settembre, padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, ha dato una "risposta orale" ad alcuni giornalisti sui rapporti Cei-Santa Sede. "Confermo - ha detto - che il card. Segretario di Stato ha parlato con il dr. Boffo manifestandogli la sua vicinanza e solidarietà. È chiaro che vi è accordo tra la Santa Sede e la Chiesa in Italia, nel rispetto delle rispettive competenze, ed essendovi frequente contatto e profonda conoscenza e stima fra il cardinale Segretario di Stato e il presidente della Conferenza episcopale. Pertanto i tentativi di contrapporre la Segreteria di Stato e la Conferenza episcopale non hanno consistenza. Non vi è motivo di stupirsi peraltro se vi sono differenze di approccio fra i media vaticani e quelli del mondo cattolico italiano quanto ai temi e ai dibattiti in corso nella società e nella politica italiana, date le differenti finalità e attenzioni prioritarie di tali media, ed è ovvio che i media vaticani facciano riferimento alle posizioni degli episcopati dei diversi Paesi".

Benedetto XVI al card. Bagnasco. Nel pomeriggio del 1° settembre, Benedetto XVI ha raggiunto telefonicamente il card. Bagnasco. A rendere nota la notizia è l'Ufficio Cei per le comunicazioni sociali. "Il Santo Padre - informa l'Ufficio Cei in una nota - ha chiesto notizie e valutazioni sulla situazione attuale ed ha espresso stima, gratitudine ed apprezzamento per l'impegno della Conferenza Episcopale Italiana e del Suo Presidente".

(ultimo aggiornamento: 2 settembre - ore 10:16)
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