Diocesi: mons. Delpini (Milano), “la vita è vocazione, non carriera o avventura”, “la tenerezza non sia l’emozione di un momento”, “il pensiero vada fino al Signore”

Un dialogo immaginario tra tre milanesi, Vittorio, Filomena e Noeto, e Sant’Ambrogio. È stato al centro dell’omelia di mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, nel pontificale che ha presieduto oggi, in occasione della festa patronale di Sant’Ambrogio. Il primo milanese immaginario non si perde in chiacchiere e a lui il Santo, pur apprezzando “l’operosità quotidiana”, ricorda: “La tua vita è una vocazione non una carriera, la tua vita è una vocazione non un’avventura. Ascolta la mia voce: il tuo impegno e la tua efficienza sono molto di più di una spontanea attitudine della tua indole, molto di più. La tua passione a fare bene è ha la sua origine nelle impenetrabili ricchezze di Cristo e il tuo impegno manifesta l’attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo. Le opere buone di cui vai fiero e per cui sei famoso sono molto di più del bilancio positivo dell’azienda: sono collaborazione al progetto eterno di Dio”. Filomena, che chiede “un po’ di tenerezza” nella città “attiva fino alla frenesia, efficiente e produttiva”, si sente rivolgere un invito dal patrono: “Nella tua tenerezza ci sia una parola che semina una speranza più grande, nella tua prossimità ci sia una preghiera che invoca un abbraccio più potente, nella tua sollecitudine sia testimoniato il mistero” che “tutti sono chiamati in Gesù Cristo a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo ad essere partecipi della stessa promessa! La tenerezza di cui ha bisogno la città non può essere l’emozione di un momento: sia piuttosto la comunione che raduna tutti in un solo gregge con un solo pastore”. E al razionalista Noeto Sant’Ambrogio risponde così: “La meravigliosa avventura della ragione è chiamata a percorsi più audaci, a pensieri più alti, a una visione più luminosa”. Infatti, “il mistero che da ogni parte ci avvolge è luce, è persuasiva risposta alle domande inquietanti che la sapienza umana e la scienza, che i semplici e gli intellettuali continuano a rivolgere dall’inizio dei tempi sul senso del nascere e del morire, del vivere e del soffrire, della gioia e della speranza. Ascolta la mia voce, Noeto, figlio mio e spingi il pensiero fino alla verità ultima e bella, fino al Signore Gesù, che è via, verità e vita”.

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