Giornata migrante e rifugiato: p. Natoli (Palermo), “la nostra Chiesa cerca di rispondere ai bisogni primari nel rispetto delle tradizioni”

“Chi parte oggi si trova spesso ad affrontare le stesse difficoltà di quanti arrivano nel nostro Paese – lavoro nero e sfruttamento – e le stesse accuse: tolgono il lavoro ai residenti, mettono in pericolo i diritti acquisiti accettando paghe più basse, sono pericolosi e inclini alla delinquenza”. Lo sottolinea padre Sergio Natoli, responsabile dell’Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Palermo, in occasione della Giornata del migrante e del rifugiato, richiamando i numeri dei migranti nel nostro Paese e quello degli italiani all’estero, in crescita negli ultimi anni.
Nella provincia di Palermo sono poco più di 37.000 gli “stranieri” che hanno scelto di vivere nel nostro Paese. I tre quarti sono cristiani. Lo scorso 6 gennaio la Cattedrale era piena di fratelli e sorelle provenienti dai 5 Continenti. “Insieme abbiamo sperimentato che nella Chiesa non ci sono ‘stranieri’ – aggiunge padre Natoli -, che nessuno è straniero e deve sentirsi tale. Per tutti, cristiani e seguaci di altre religioni, la Chiesa di Palermo ha aperto il cuore e anche le braccia per accoglierli, cercando di rispondere ai loro bisogni primari e nel rispetto delle differenti tradizioni culturali”. Celebrare la Giornata mondiale dei migranti, osserva, “allora vuol dire affidare al Signore tutto questa comunità di popoli in movimento, ma anche sostenere con la carità le attività della Chiesa e in modo particolare l’iniziativa ‘Liberi di partire, liberi di restare’, promossa dalla Cei”. Padre Natoli rammenta anche che la raccolta della Giornata, per volontà dei vescovi italiani, “va devoluta alla Fondazione Migrantes”.

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