Diocesi: Trento, mons. Tisi in visita al campo profughi di Marco. “Non si può vivere in 14 in un container. A disposizione da subito 22 posti a S. Nicolò”

Mons. Lauro Tisi in visita al campo profughi di Marco di Rovereto (Foto Gianni Zotta)

“È una situazione che parla da sola, così non va. Non si può stare in quattordici in un container”. Questo il commento a caldo dell’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, che questa mattina ha visitato il campo profughi a Marco di Rovereto. Accompagnato dall’assessore provinciale Luca Zeni, dai responsabili di Cinformi e della Croce Rossa, mons. Tisi ha potuto verificare le condizioni in cui sono ospitati, attualmente, 237 richiedenti protezione internazionale. Durante la visita si è soffermato a lungo in uno dei container, ciascuno dei quali con 14 posti letto su strutture a castello. Qui ha potuto ascoltare le ragioni di uno degli ospiti. Intervenendo ai microfoni della radio diocesana Trentino inBlu, l’arcivescovo ha affermato che “mi sento interpellato in prima persona a muovermi, più che a parlare, per alleviare la situazione”. “Per questo la diocesi mette da subito a disposizione 22 posti in località San Nicolò, in appartamenti dove erano ospitate famiglie siriane, giunte con il corridoio umanitario”, ha proseguito mons. Tisi, assicurando che “altri nove posti saranno presto disponibili in due diverse località”. Con l’arcivescovo, questa mattina a Marco, erano presenti anche Roberto Calzà e Cristian Gatti, direttori rispettivamente di Caritas e Fondazione Comunità Solidale, le due realtà diocesane che gestiscono l’accoglienza dei migranti. Tisi, anche a seguito della visita al campo di Marco, rilancia un appello alle comunità cristiane: “Da parte mia e anche dei preti che sono impegnati in questi giorni nella formazione a Villa Moretta, c’è piena apertura, come dimostra il fatto che abbiamo già messo a disposizione una ventina di canoniche in Trentino”. “Dobbiamo però lavorare ancora sulle nostre comunità – ammette l’arcivescovo – per accrescere la disponibilità all’accoglienza, già riscontrata, e vincere eventuali paure che si sfaldano solo con l’incontro”. “Il mio intento – conclude Tisi – è far di tutto per invitare le comunità ad aprirsi”.

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