Funerali Gianluca Menichino: mons. Piemontese (Terni), “il lavoro non può trasformarsi in strumento di morte”

“Il lavoro non può trasformarsi in strumento di morte”. Questo il monito di mons. Giuseppe Piemontese, vescovo di Terni Narni Amelia, nell’omelia dei funerali, celebrati questa mattina, di Gianluca Menichino, l’operaio ternano di 35 anni schiacciato da un rotolo d’acciaio lo scorso luglio e morto il 9 gennaio. “Sono troppi gli incidenti sul lavoro e sono una enormità gli oltre mille morti sul lavoro nel 2017 in Italia – le parole del presule -. Anche se il lavoro è frutto e conseguenza del peccato, non può trasformarsi in strumento di morte. È già tanta l’usura e la degenerazione progressiva della persona a causa della fatica. Ma non si può restare indifferenti di fronte ad un uomo, anche uno solo, che perda la vita per qualsiasi causa sul lavoro, fonte di sostentamento, di dignità umana e di santificazione cristiana”. “Per la festa di san Valentino, quest’anno abbiamo voluto richiamare l’attenzione dei cittadini sul tema del lavoro in relazione alla famiglia e ai giovani – prosegue Piemontese -. Nel mese di novembre scorso tutta la Chiesa italiana si è radunata a convegno a Cagliari per riflettere sulla situazione insostenibile della disoccupazione e l’urgenza primaria di porvi rimedio, indicando anche prospettive e buone prassi. Solo nella provincia di Terni, più di 600 giovani nel 2016 sono espatriati in cerca di lavoro”. Di qui l’appello a “quanti hanno responsabilità politiche, civili e sociali, ad adoperarsi perché si creino condizioni di giustizia sociale tali da consentire a tutti un lavoro dignitoso, e inoltre si faccia quanto è umanamente possibile perché non si ripetano tali morti assurde”.

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