Media cattolici: don Maffeis (Cei), “progetto comune al servizio della comunicazione della Chiesa”

foto SIR/Marco Calvarese

“Credo che la collaborazione viva di una condivisione profonda, dove non è semplicemente che ciascuno fa la propria parte per andare incontro all’altro, ma si sposa un progetto comune che è quello di essere a servizio della comunicazione del Santo Padre e quindi della Chiesa”. Lo afferma don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei e consultore della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, in un’intervista rilasciata a Vatican News, a margine del primo incontro formativo per teleradiocronisti. Dopo aver ribadito il significato della sinergia tra la Segreteria per la Comunicazione e la Conferenza episcopale italiana, don Maffeis sottolinea l’importanza della preparazione dei comunicatori. “Penso che i due scogli da cui dobbiamo guardarci siano, da una parte, l’improvvisazione; dall’altra il protagonismo, in cui è facile cadere. Ci serve, invece, dopo aver approfondito, trovare quel linguaggio semplice, quel linguaggio vero che porta l’altro a seguirti proprio per l’autorevolezza che s’intuisce dietro le parole”. Don Maffeis indica anche le sfide della comunicazione: “Abitare questo tempo chiede più di ieri formazione, chiede competenza”. Infine, la strategia contro le “fake news”. “Credo che da parte di nessuno di noi ci sia la volontà di costruirle, ma questo non basta perché a volte si può comunque contribuire ad alimentarle e a diffonderle. Una ‘fake news’ a volte è legata semplicemente alla superficialità con cui noi raccontiamo un fatto, magari enfatizzandolo, magari sminuendolo – ha spiegato –. Credo che il ruolo che abbiamo, proprio per l’autorevolezza che c’è dietro le nostre testate, dietro la nostra esperienza di Chiesa, ci imponga ancora di più non solo di amare la verità, ma di attrezzarci per raccontarla”.

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