Giustizia: padre Occhetta (La Civiltà Cattolica), “percorsi di mediazione e riparazione tra vittime e attori del reato ancora poco utilizzati in Italia”

“I percorsi di mediazione e di riparazione tra vittime e attori del reato sono ancora poco utilizzati in Italia e la legge li permette solo per i reati entro i 4 anni di reclusione. Si tratta di percorsi che servono per le vittime, che possono esprimere e condividere il proprio dolore, e per il reo, che si responsabilizza e prende consapevolezza delle sofferenze provocate”. Lo ha detto il consulente ecclesiastico nazionale dell’Ucsi e scrittore de La Civiltà Cattolica, padre Francesco Occhetta, davanti ai settanta giornalisti che, nei giorni scorsi, hanno partecipato a un seminario di formazione, nella sala teatro del carcere di Augusta, sul tema “Giustizia e informazione e la Giustizia capovolta”. “Capovolgere la giustizia, senza che sia solo lo Stato a stabilirla, è possibile – ha aggiunto -. A una condizione, però: il primo passo di ogni riforma è sempre interiore. È un appello che nasce nella coscienza morale personale e comunitaria di un popolo”. L’evento formativo è stato preceduto da un incontro con 100 detenuti delle varie sezioni che hanno partecipato alla riflessione sulla “La Giustizia capovolta. Dal dolore alla riconciliazione” proposta da padre Occhetta, che è autore di un libro che presenta lo stesso titolo. Tra le testimonianze pronunciate dai detenuti, uno di loro ha manifestato il desiderio di incontrare la persona offesa dal reato. “La giustizia riparativa – ha affermato il gesuita – è un approccio che consiste nel considerare il reato principalmente in termini di danno alle persone e che quindi pone al centro il dolore della vittima”.

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